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JETHRO TULL
SABATO 4 LUGLIO

Agli inizi del 1968, un gruppo di giovani musicisti britannici, risorti dalle ceneri di varie formazioni locali caratterizzate da fame, povertà e moderato ottimismo nei dintorni di Luton, a nord di Londra. Con un comune amore per il Blues e la predilezione per ognuno di varie altre forme musicali, cominciano a guadagnarsi una piccola ma entusiasta schiera di seguaci in vari pub e club dell’Inghilterra del Sud. Il passo avanti, cui seguirà un vero e proprio sfondamento commerciale, avviene allorché viene offerta loro la possibilità di suonare regolarmente il martedì sera al famoso Marquee di Londra, in Wardour Street, a Soho.
I primi Jethro Tull pubblicano il primo album orientato verso il blues, This Was, sul finire del 1968 prima del più casalingo ed eclettico sforzo del 1969 con Stand Up e una manciata di singoli, tra cui, Living In The Past, per il mercato britannico.
Arrivano poi Benefit, Aqualung e Thick As A Brick, col successo che cresce a livello internazionale. Vari componenti della band vanno e vengono, ma il carismatico compositore e front man, il flautista e cantante Ian Anderson, continua, come fa ancora oggi, a guidare la truppa nelle varie incarnazioni.
I Jethro Tull erano, nella metà degli anni Settanta, tra i live show di maggior successo a livello mondiale… in tempi in cui la concorrenza voleva dire Zeppelin, Elton John e Rolling Stones! Veramente sorprendente, per un gruppo le cui stravaganze stilistiche evolute e più sofisticate erano così lontane dalle regole Pop e Rock dell’epoca.
Con più di trenta dischi alle spalle, e vendite complessive oltre i 50 milioni di copie, gli apparentemente poco commerciali Tull hanno continuato nelle decadi successive a viaggiare in ogni parte del mondo per la gioia dei propri fans.
Dopo quarant’anni in basso, al top e varie posizioni intermedie, i Jethro riescono ancora a totalizzare più di un centinaio di concerti l’anno. Ian Anderson e Martin Barre restano il centro di un gruppo che, per quanto possano cambiare, è sempre costituito da eccellenti musicisti. Attualmente sono con loro Doane Perry, veterano batterista dietro ai tamburi dei Tull da venticinque anni, che con John O’Hara (piano e fisarmonica) e David Goodier (basso) deliziano il pubblico grazie a un repertorio di prima classe, che con la sua ricca varietà e profondità espressiva sa ancora raggiungere ovunque gli appassionati, vecchi e nuovi, che vogliano ascoltare Rock, Folk, Jazz e musica d’ispirazione classica al giusto grado di maturazione.
Formazione:
IAN ANDERSON – flauto, chitarra e voce
MARTIN BARRE – chitarre
DOANE PERRY – batteria
JOHN O’HARA – piano e fisarmonica
DAVID GOODIER – basso
Discografia selezionata:
This Was, 1968
Stand Up, 1969
Benefit, 1970
Aqualung, 1971
Thick as a Brick, 1972
A Passion Play, 1973
War Child, 1974
Minstrel in the Gallery, 1975
Too Old to Rock’n’Roll: Too Young to Die!, 1976
Songs from the Wood, 1977
Heavy Horses, 1978
Stormwatch, 1979
A, 1980
The Broadsword and the Beast, 1982
Under Wraps, 1984
Crest of a Knave, 1987
Rock Island, 1989
Catfish Rising, 1991
Roots to Branches, 1995
J-Tull Dot Com, 1999
The Jethro Tull Christmas Album, 2003
www.j-tull.com/
RAY WILSON

Ad aprire il concerto di Bergamo, la splendida voce di Ray Wilson, che ha caratterizzato esperienze diversissime fra loro- dal grunge degli Stiltskin al brit pop dei Cut, nonché i Genesis di “Calling All Stations”- che hanno affinato pienamente le sue doti artistiche di autore ed interprete di notevole talento. Una carriera artistica ed una storia personale dalle molte sfumature, che Ray porta sul palco in maniera suggestiva ed avvincente.

LANGHORNE SLIM
DOMENICA 5 LUGLIO

Sean Scolnick nasce a Langhorne, piccola provincia della Pennsylvania povera di occasioni e di opportunità. Sean si allontana velocemente dalla sua terra di origine in direzione dell’abbagliante e promettente New York.
Ma della piccola cittadina, quasi in segno di affetto, porta con sé il nome: Langhorne Slim, diventa infatti il suo nome d’arte che lo accompagnerà in quella che sarà l’avventura della sua vita.
Arrivato a New York, il giovane Sean viene immediatamente in contatto con la piccola ma agguerrita scena out-folk, nella quale si distinse immediatamente per la prepotente verve scenica, che in poco tempo ne fece l’attrazione più seguita. Un’etichetta, la Narnack Records la stessa per la quale incidono anche i Sonic Youth ed i leggendari Fall,, lo nota e, di lì a poco, arriva un contratto, poi un Ep, in seguito un disco e per finire una tournèe in giro per l’Europa e l’America.
Un viaggio e una storia d’altri tempi, verrebbe da dire…
Così sembra, così è: soprattutto dopo l’ascolto dei suoi lavori.
Il viaggio, il suo viaggio, quindi, va anche nella direzione della storia musicale americana dagli anni ‘20 – ‘30 fino ai giorni nostri.
Langhorne Slim con la sua chitarra acustica, il banjio, la batteria con fruste e cori fa rivivere il country mentre affida la composizione alle melodie surf e folk.
Con lui rivivono Captain Beefheart e i Beach Boys, i Dylan e i Tom Waits quali avamposti di una forma blues e bluegrass aureolata di mistero e leggenda, a cui aggiunge una scanzonatura che fa venire in mente Devendra Banhart.
Gli intermezzi di organino, i coretti slavi e i campanellini mettono in risalto la verve di natura punk che ricorda i Violent Femmes (guarda caso, al disco collabora Malachi De Lorenzo, figlio di Victor, batterista del gruppo di Milwakee). Lontano dall’esserne una copia, dall’ispirazione di artisti come, per esempio, Will Oldham, Langhorne riesce a creare un’interessante miscela in cui emerge la sua natura palpitante e vispa che lo portano alla creazione di ballate espressive e saltellanti.
La chitarra acustica e gli altri strumenti –che usa con più moderazione- come trombone, basso,
armonica, fisarmonica, tastiere rodhes, lap steel e sax, accompagnano l’impetuosa e vibrante voce (paragonata spesso a quella di Gordon Gano) in uno spettacolo carico e travolgente.
Il tutto si fonde con quella passione e ardore tipici di chi è fortemente ispirato dalla propria esperienza personale raccontata in modo autentico nei testi delle ballate, che appaiono stravaganti e ironiche in ogni sfumatura, anche quando il tema è l’amore.
Tutto ciò che caratterizza la forza e il talento della musica di Slim, emerge con maggiore prepotenza dal vivo, dove si può assistere ad uno spettacolo esuberante ricco di vivacità scenica.
Dopo il successo di “When The Sun’s Go Down” che ha portato il giovane Folk Singer ad essere nominato come miglior musicista americano dell’anno, Langhorne Slim presenterà allo Zero il nuovissimo e.p. “Engine”, pubblicato per V2, prelibata anticipazione del nuovo album uscito a fine del 2008 dal titolo “Langhorne Slim”.
Album recensito in modo eccellente dalla critica di tutto il mondo e per cui si sono scomodate in toni decisamente entusiasti riviste come New York Times, Mojo e NME.
DISCOGRAFIA:
“The Electric Love Letter” 2004
“When The Sun’s Gone Down” 2005
“Engine” EP 2006
“Langhorne Slim” Kemado Records, 2008
www.langhorneslim.com

MOTEL CONNECTION
MERCOLEDÌ 8 LUGLIO

Nati all’inizio del nuovo millennio, i Motel Connection hanno influenzato la scena dance
italiana di questi anni. Perchè? Sono speciali, diversi. Comincia tutto come un progetto
part-time di Pisti, house dj, Samuel, dotato cantante di una delle più famose band Italiane degli ultimi decenni, i Subsonica, e Pierfunk, bassista dal tocco “funk” nonché ex bassista dei Subsonica.
Un collettivo di tre persone devote a creare un sound e un’atmosfera speciale, a Torino, loro città natale.
Poi il passaparola e le cose si fanno serie, e nel 2001 il regista Marco Ponti chiede al gruppo di creare la colonna sonora per il suo film “Santa Maradona”, che si scopre essere un brillante e sorprendente successo. L’anno dopo, 2002, è il momento di “Give Me A Good Reason To Wake Up”, il loro album di debutto, accolto caldamente dalla critica e dal pubblico.
2004: Marco Ponti chiede di nuovo aiuto ai Motel Connection per la colonna sonora del suo film “A/R”. Il passo dopo è il loro secondo album “Do I Have A Life?”, uscito nel 2006. La formula dei Motel Connection si affila ancora, si concentra sull’essenza del rhythm & Sound.
Chi sono i Motel Connection? Che cosa fanno?
Potete dire che è house music. Potete dire che è qualcosa che ha a che fare con la club culture. Ma forse sono ancora di più.
A conferma di tutto ciò, a tre anni di distanza dalla pubblicazione di Do I Have a Life?, esce H.E.R.O.I.N.- Human Environmental Return of Output/Input Network coprodotto insieme a Stefano Fontana è il nuovo progetto di Motel Connection.
Il progetto vuole mettere in risalto un’idea contemporanea di creatività, intesa come sociale e collettiva, cioè diametralmente opposta alla creatività come prerogativa di un elìte e che diventi quindi interazione, condivisione, coinvolgimento.
Il progetto pone anche una particolare attenzione ai problemi ambientali, promuovendo il principio, contenuto nel titolo, per cui gli scarti di un sistema possano divenire risorse preziose per un altro, come succede in natura.
Il nuovo singolo H.E.R.O.I.N., uscito da poco più di un mese è già in alta programmazione su tutte le maggiori radio e in streaming sul sito ufficiale.
Curioso è che proprio il singolo sia anche un videogioco, nonchè il primo capitolo di un nuovo album previsto per gennaio 2010. Tutti i 12 brani del prossimo disco diventeranno altrettante missioni di un videogame in grafica 3D realtime.
www.motelconnection.co.uk

AFTERHOURS
GIOVEDÌ 9 LUGLIO

E’ il 1990 quando gli Afterhours esordiscono con il mini-cd All the Good Children Go to Hell.
Passeranno 5 anni e due album, riconosciuti internazionalmente (During Christine’s Sleep,
1990, il mini LP Cocaine Head, 1991 e Pop Kills Your Soul, 1993) prima di passare
all’italiano. Prima con la cover di Mio Fratello è Figlio Unico di Rino Gaetano per l’album
tributo legato ad Arezzo Wave e poi con una spettacolare versione de La Canzone Popolare
per il tributo ad Ivano Fossati.
Il primo album interamente cantato in lingua italiana, Germi, esce nel 1995 e l’estratto
Dentro Marilyn è stato reinterpretato dalla straordinaria voce di Mina, la quale lo ha
intitolato Tre Volte Dentro Me. Nel corso del 1997 gli Afterhours firmano un contratto
discografico con la Mescal e registrano l’album Hai Paura del Buio?, 19 canzoni nelle quali
sviluppano completamente il teorema “After”: marchiare con la loro personalità ed il loro suono
la ballata rock come l’urlo hard-core, la sperimentazione su 4 piste e l’HI-FI più evoluto. Inizia
l’incessante percorso live che vede gli Afterhours esibirsi sui palchi di tutta Italia.
Nel 1999 esce Non è per sempre; ancora una volta gli impegni live rappresentano il lavoro di
buona parte dell’anno. Il “Non è per sempre tour” (11 luglio 1999) approda anche a Bologna,
dove allo stadio Dall’Ara gli Afterhours condividono lo stesso palco con i R.E.M.
Nel 2001 esce Siam tre piccoli porcellin, album live della band contenente l’inedito La
Sinfonia dei topi. Il disco è formato da un cd elettrico e uno acustico per un totale di ben 71
min. di musica.
Al percorso discografico degli Afterhours si abbina quello parallelo di Manuel Agnelli come
produttore (Cristina Donà, Pitch, Scisma, Marco Parente, Massimo Volume, Verdena), di
produttore artistico (Tora! Tora! Festival) e di scrittore (raccolta di racconti “Il meraviglioso
tubetto”, Mondadori).
Nel 2002 viene pubblicato Quello che non c’è, piazzatosi clamorosamente e in pochi giorni,
alla quarta posizione della classifica ufficiale di vendita.
Nel 2004 arriva un contributo cinematografico: il CDS di Gioia e Rivoluzione, brano storico
degli Area, riproposto oltre che in versione live durante i concerti e sul supporto cd, anche
all’interno del film di Guido Chiesa “Lavorare con lentezza”, ove gli Afterhours interpretano la
band guidata da Demetrio Stratos.
Nel 2005 esce “Ballate per piccole iene”, prodotto da Greg Dulli, già leader degli Afghan
Whigs, album che entra nella classifica dei dischi più venduti in Italia direttamente alla 2°
posizione.
Nel 2006, dopo la distribuzione europea curata da One Little Indian di “Ballads For Little
Hyenas”, la versione inglese dell’album è stata pubblicata in Italia da Mescal. In
contemporanea, tour italiano ed europeo, ai quali è seguita da parte di One Little Indian
America la distribuzione di Ballads For Little Hyenas in Canada e Stati Uniti.
Il “Ballate per piccole iene Tour” porta gli Afterhours ad esibirsi sui palchi di Italia ed
Europa e prosegue nel 2007 negli U.S.A. Segiranno altri 4 tour negli States.
Sempre nel 2007 vengono pubblicati da Virgin due doppi DVD antologici che narrano la storia
degli Afterhours. Entrambi DVD scalano la vetta delle classifiche di vendita.
Nel 2008 esce su etichetta Universal "I Milanesi Ammazzano il Sabato", che esordisce
direttamente al terzo posto.
Nel 2009 Afterhours si affacciano per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano “Il paese è reale”.
“Io voglio far qualcosa che serva, Fammi far solo una cosa che serva, Dir la verità è un atto d'amore, Fatto per la nostra rabbia che muore”.
Da una parte un testo che va dritto al segno, un brano toccante, coinvolgente, inusuale: Il paese è reale, presentato dalla più importante rock band italiana, gli Afterhours. Dall’altra la più istituzionale manifestazione musicale nazionale, che tuttavia, attraverso Paolo Bonolis e l’organizzazione, dimostra grande rispetto per un altro modo di pensare la musica. Al centro: un progetto discografico che coinvolge 19 artisti, diversi tra loro per esperienza e ispirazione musicale ma rappresentativi di quella che di fatto è la vera nuova musica italiana. Una raccolta non esaustiva, tuttavia estremamente efficace nel fornire un ritratto di questo panorama musicale:
Afterhours - Roberto Angelini - Beatrice Antolini - A Toys Orchestra - Cesare Basile
Paolo Benvegnù - Calibro 35 - Dente - Disco Drive - Marco Iacampo - Mariposa
Marta sui Tubi - Marco Parente - Reverendo - Settlefish - Teatro degli Orrori - Amerigo Verardi e Marco Ancona - Zen Circus – Zu.
Dopo oltre vent’anni di percorso gli Afterhours accettano di esibirsi sul palco di Sanremo.
Per dire qualcosa «al di là di ogni stupida barriera estetica e stilistica», spiega il leader Manuel Agnelli, «sicuri di poter essere noi stessi anche all’interno di un mondo molto distante dal nostro. Indipendenti dalle major e indipendenti dalle indipendenti, senza barriere, ghetti e imposizioni da parte di nessuno. Per far conoscere a un pubblico più vasto l'esistenza di una scena fertile e ricchissima di talento».
Per la prima volta nella storia della produzione discografica legata al festival, i protagonisti non
proporranno un disco a proprio nome, che sia un nuovo lavoro o una riedizione confezionata in fretta e furia per l'occasione, ma un album di brani tutti inediti, condiviso in ugual misura da una rosa di 19 artisti diversi.
Il brano degli Afterhours Il paese è reale, che dà il titolo a una raccolta unica nel suo genere, non apparirà in nessun’altra compilation del festival.
«Non una compilation, ma un’affascinante rassegna di proposte musicali di varia ispirazione, stimolante, ricca di spunti», prosegue Manuel, «che speriamo venga trainata dalla nostra presenza al festival, che nel nostro piccolo vuole contribuire ad infrangere quella cortina d’indifferenza che penalizza la nuova musica».
Formazione
Manuel Agnellli - voce, chitarre
Giorgio Prette - batteria
Giorgio Ciccarelli - chitarre
Rodrigo D’Erasmo - violino
Roberto Dell'Era - basso
Enrico Gabrielli – tastiere, fiati, percussioni
Album
Germi (Mescal) 1995
Hai Paura del Buio? (Mescal) 1997
Non è Per Sempre (Mescal) 1999
Siam Tre Piccoli Porcellini, live (Mescal) 2001
Quello che non c’è (Mescal) 2002
Ballate per piccole iene (Mescal) 2005
Ballads for Little Hyenas (One Little Indian/Mescal 2006)
I Milanesi Ammazzano il Sabato (Universal, 2008)
www.afterhours.it
www.myspace.com/weareafterhours

GIORGIO CANALI
& ROSSO FUOCO
VENERDÌ 10 LUGLIO

Piccola preghiera alla Nostra Signora della Dinamite
E' il quinto album della mia vita con il mio nome scritto più in grande degli altri, il quarto con scritto sopra “rossofuoco” (mai abbastanza in grande).
Dieci anni sono passati dall'inizio della mia mia piccola inchiesta personale per cercare di capire che fine avesse fatto Lazlotòz, nel frattempo il mondo ha continuato a fare finta di cambiare, rimanendo invece la stessa merda di sempre...
e come abboccano tutti a questa balla del cambiamento....
Dieci anni in cui ho continuato a invecchiare sfornando piccoli capolavori, passati per lo più inosservati... eccone un altro, si chiama “Nostra Signora della dinamite”.
È il quinto album della serie “album che vorresti avere con te in caso di naufragio su isola deserta” ma evitate di naufragare, porta sfiga.
Esce “per caso” (il caso non è mai così fortuito come sembra) contemporaneamente, ancora una volta, all'ultimo (e questa volta è definitivo) album di P.G.R., altro progetto di cui vado molto fiero e, “per forza”, visti gli impegni live, un anno dopo l'album di Vasco della centrale elettrica.
Posso essere molto soddisfatto di questo incipit della “mia terza età” ormai giunta.
Giorgio Canali
Non ci dovrebbe essere bisogno di spendere troppe parole per spiegare chi è Giorgio Canali.
Musicista, produttore, autore, stretto collaboratore di numerosi gruppi italiani e stranieri ... amato trasversalmente da generazioni diverse.
Chitarrista dei CCCP Fedeli alla linea, poi diventati CSI, Consorzio Suonatori Indipendenti e successivamente PGR, Giorgio Canali ha dato il via alla sua carriera solista, supportato dalla sua band Rossofuoco, nel 1998 con l’album “Che Fine Ha Fatto Lazlotòz” (pubblicato in Italia da Sonica e distribuito in Francia con il titolo di “1000 Vietnam”), seguito nel 2002 da “Rossofuoco” (uscito per Gammapop). Entrambi i dischi contengono canzoni scritte in italiano e in francese. Il terzo album è invece “Giorgio Canali & Rossofuoco” (il cui titolo originario è però rappresentato dalla freccia disegnata in copertina), uscito nel 2004 per La Tempesta. Nel 2007 è la volta di “Tutti contro Tutti”, sempre per La Tempesta, che contiene tra gli altri anche la versione italiana di un brano in francese già presente nel primo disco.
Grande lavoro anche come produttore – tra i dischi più famosi da lui prodotti l’omonimo esordio dei Verdena (1999), “Sguardo Contemporaneo” di Bugo (2006) e “Canzoni da Spiaggia Deturpata” di Le Luci della Centrale Elettrica (2008) – e l’elenco di tutti gli artisti che ha prodotto o con cui ha collaborato sarebbe troppo lungo e ne citiamo solamente alcuni come Marlene Kuntz, Noir Désir, Litfiba, Timoria, PFM, Yo Yo Mundi, Tre Allegri Ragazzi Morti, Virginiana Miller, Ulan Bator, the Zen Circus, Le Luci Della Centrale Elettrica.
Dopo l'intensa collaborazione con Le Luci Della Centrale Elettrica, sia in veste di produttore del disco d’esordio e dopo a supportare il progetto nelle numerose apparizioni dal vivo, Giorgio Canali è pronto per l'uscita di un nuovo bellissimo disco con il proprio gruppo, sempre per la Tempesta.
Sempre più caldo e intimo, ma ancora rock viscerale come solo un guru del rock nostrano può fare, NOSTRA SIGNORA DELLA DINAMITE conferma la vitalità di uno dei più originali autori del panorama italiano, che sa coniugare, con immutata maestria, poesia e impegno sociale, sguardo acuto sui nostri tempi e passione viscerale.
www.myspace.com/giorgiocanali

JENNIFER GENTLE
VENERDÌ 10 LUGLIO

Nati nel 1999 in un piccolo paese della provincia padovana, i Jennifer Gentle sono forse una delle più bizzarre ed improbabili rock bands italiane di sempre, tanto da divenire il primo gruppo tricolore ad essere messo sotto contratto dalla leggendaria etichetta americana Sub Pop (quella che firmò Nirvana, Mudhoney e Soundgarden per intenderci).
Negli anni hanno collezionato una lunga quanto eterogenea lista di fans (comprendente nomi come Graham Coxon, Jarvis Cocker, Julian Cope, Mars Volta e membri di Architecture In Helsinki e Dandy Warhols) che li ha trasformati in una delle formazioni indie italiane più conosciute all'estero.
Il nucleo originale del gruppo nasce alla fine del 1999 attorno alla figura dell'allora 19enne Marco Fasolo (cantante, chitarrista e autore di testi e musiche) e del batterista Alessio Gastaldello. Con un debole per il rock n roll anni 50, la visceralità garage punk dei 13th Floor Elevators e il pop psichedelico dei Pink Floyd, i JG (a questo punto rimpinguati dal chitarrista Isacco Maretto e dal bassista Nicola Crivellari) incidono e autoproducono il promo album I Am You Are nel 2001, bizzarra combinazione di sgangheratezze beefhertiane e luminoso pop barrettiano.
Il secondo album, Funny Creatures Lane, vede la luce l’anno successivo sempre sulla propria etichetta Sillyboy: a fronte del sostanziale disinteresse riscosso in patria, Funny Creatures Lane ottiene invece attenzione negli Stati Uniti e Inghilterra, paesi in cui la vena psichedelica e giocosamente inquietante della band è particolarmente apprezzata. Sempre nel 2002, I Jennifer Gentle registrano con il chitarrista giapponese Makoto Kawabata (Acid Mothers Temple) il live The Wrong Cage, recentemente ristampato dall'etichetta A Silent Place.
Nel 2003 entrambi gli album di studio vengono ripubblicati come doppio cd dalla label australiana Lexicon Devil – alla fine del 2004, in conseguenza dell’interesse suscitato da questa ristampa, i JG (ormai ridotti al duo Fasolo/ Gastaldello) firmano per Sub Pop. Il nuovo album, Valende, esce l’anno seguente, ottenendo ottime recensioni e preparando il terreno ad un primo lungo tour americano, che comprende anche concerti sold out a New York e Los Angeles.
Alla fine del 2006, Alessio lascia la band e Marco (dopo aver registrato in perfetta solitudine l’enigmatico The Midnight Room) recluta un nuova formazione comprendente Andrea Garbo alla chitarra, Milo Scaglioni al basso, Liviano Mos alle tastiere e Paolo Mongardi alla batteria.
Nel 2007 I Jennifer Gentle (dopo due brevi tournées in Cina) si imbarcano per un altro tour americano di un mese e mezzo a cui fanno seguito diverse puntate in Inghilterra.
Il brano Take My Hand è incluso sia in un cd allegato alla rivista MOJO che nella tradizionale compilation Rough Trade Shops che segnala le migliori uscite indie dell’anno. A maggio 2008 esce infine per il mercato inglese l’EP Evanescent Land, primo frutto in studio della nuova line-up.
Nuovo esperimento del progetto Jennifer Gentle vede suonare dal vivo Marco Fasolo (chitarra e voce) accompagnato da Liviano Mos alla tastiera e da Stephen “Stuffy” Gilchrist, batterista di Graham Coxon e collaboratore di numerose realtà indie UK.
Reduci da un nuovo attestato di stima da parte di una band internazionale come i Franz Ferninand, che li hanno richiesti per l'apertura del loro concerto ai Magazzini Generali di Milano il 21 Novembre, I Jennifer Gentle hanno da poco concluso un tour in Europa come opening act dei Dodos, partecipato all’importante Festival Eurosonic di Groningen e aperto per la data di Vinicio Capossela in Lussemburgo.
www.jennifergentle.it

DERRICK MORGAN
SABATO 11 LUGLIO

DERRICK MORGAN è considerato in modo unanime uno dei padri fondatori della musica reggae/ska. Nato nel Marzo 1940 in Jamaica, è cresciuto nell’area di Kingston assieme ad altri originatori del genere come Skatalites, Laurel Aitken, Prince Buster e Desmond Dekker.
Già all’età di 17 anni comincia ad incidere le sue prime canzoni come “Fat Man” per il produttore Duke Reid, per poi passare subito nelle mani del leggendario produttore Clement “Coxsone” Dodd, registrando per lui “Leave Earth” e “Wigger Wee Shuffle”.
Nel 1960 Derrick Morgan è già soprannominato “The King of Ska”, è il primo ed il solo artista Jamaicano ad avere diversi singoli in classifica nella stessa settimana, “Be Still”, “In My Heart”, “Don’t Call Me Daddy”, “Moon Hop”.
Nel 1961 registra una delle sue hit “ Housewives’ Choice” e l’anno successivo incide la prima canzone per celebrare l’indipendenza della Jamaica, “Forward March”.
In questi anni Derrick Morgan assieme a Prince Buster domina la scena musicale dell’isola è considerato una vera e propria icone della cultura jamaicana.
Nel 1966 Derrick Morgan incide “Tougher Than Tough” considerata la prima canzone rocksteady, genere che porterà ben presto alla nascita della musica reggae.
Il suo senso di innovazione musicale viene confermato nelle successive produzioni grazie all’impiego del basso elettrico in “Went to the Hop”, del piano elettrico in “Blazing Fire”, del primo duetto con un’artista femminile in “Love Not to Brag” e della prima collaborazione reggae con Bunny Lee in “Seven Letters”.
Derrick Morgan, oggi quasi completamente non vedente, continua nonostante l’età la diffusione delle origini di questa musica in diverse parti del mondo…
www.myspace.com/derrick69morgan
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